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Presentazione

Antropologia

Attualmente la Collezione è organizzata in diverse sezioni:

1. Paleoantropologia e Preistoria
L’esposizione è dedicata all’evoluzione dell’uomo e degli altri primati. Numerosi reperti originali e calchi arricchiti da ricostruzioni ambientali e immagini accompagnano il visitatore attraverso i passaggi più importanti della storia evolutiva umana. Una parte del percorso è dedicata ad alcuni siti protostorici del territorio italiano e dell’Emilia Romagna.
Sono anche esposti manufatti litici originali del Paleolitico inferiore del territorio di Ozzano Emilia (Bologna).

2. Strumenti antropometrici d’interesse storico-scientifico
In questa sezione, dedicata ai metodi e alle tecniche antropometriche per lo studio della variabilità umana attraverso la rilevazione di caratteri metrici, somatici e funzionali, sono conservati numerosi strumenti risalenti all’epoca di fondazione dell’Istituto di Antropologia. Questi strumenti rispecchiano le ricerche sugli aspetti biometrici e di standardizzazione dei metodi antropologici portate avanti da Fabio Frassetto in quegli anni. Sebbene le ricerche in questo ambito si siano arricchite di nuovi metodi, alcuni strumenti sono ancora in uso nella pratica antropologica.

3. Calchi facciali, busti in gesso e in cartapesta e tavole a colori
Questi reperti fanno parte di collezioni (Cipriani, Dumoutier, Tramond, Poch e Weninger) realizzate nei primi decenni del secolo scorso per documentare le diverse etnie umane. Le ricostruzioni plastiche erano particolarmente diffuse all’epoca nelle scuole di antropologia di tutta Europa e furono utili anche a Fabio Frassetto per la ricostruzione del volto di uomini illustri (es. Dante). Le tavole murali relative a diversi gruppi umani prodotte dall’Art Institute Orell Füssli di Zurigo nel 1903 in base al progetto dell’antropologo R. Martin sono esposte nel corridoio del Dipartimento di Antropologia (III piano del Dip. BiGeA, via Selmi, 3).

In questa sezione è presente una ‘Yurta’ (attualmente in restauro), tipica abitazione dei popoli seminomadi delle steppe dell’Asia centrale acquisita nel 2000 grazie alla collaborazione scientifica tra gli antropologi dell’Università di Bologna, il Museo Nazionale di Etnologia di Alma Ata e l’Accademia delle Scienze del Kazakhstan.

4. Biologia dello scheletro e Bioarcheologia
Reperti scheletrici umani provenienti dalle collezioni identificate (per età e sesso) vengono esposti per mettere in evidenza le importanti modificazioni nelle dimensioni e nella morfologia dei vari elementi ossei durante la crescita e in relazione al sesso. L’esposizione di scheletri a diversi gradi di sviluppo (dal feto di poche settimane fino all’adulto) permette di apprezzare questi cambiamenti correlati sia all’accrescimento sia al dimorfismo sessuale.
L’approccio bioarcheologico per lo studio di resti scheletrici umani rinvenuti in contesti archeologici è messo in rilievo nell’esposizione relativa al rapporto tra l’uomo e le malattie nel passato. Sono esposti il più antico caso di lebbra ad oggi segnalato, proveniente dalla necropoli di Casalecchio di Reno (Bologna) (IV-III sec. a.C.), resti scheletrici provenienti da Parma, riferiti all’epidemia di peste del 1600 e lo scheletro ricostruito di un antico romano (Casalecchio di Reno, età romano-imperiale) le cui caratteristiche patologiche (anchilosi dell’anca destra) fanno ipotizzare l’uso di grucce.